“Guerre di rete”: L’Europa abbandona Big Tech?
C’è un procuratore della Corte penale internazionale, che stava investigando su Israele per crimini di guerra, una notissima azienda di software e un presidente degli Stati Uniti che vuole contrastare con tutti i mezzi quelli che non seguono la sua linea, anche con azioni discutibili.
La vicenda, in estrema sintesi, è che “All’improvviso, il fornitore di software ha staccato la spina al magistrato per via dell’ordine esecutivo firmato dal presidente che impedisce alle aziende americane di fornirgli servizi.”
La ragione? Secondo il presidente le azioni della Corte contro Netanyahu “costituiscono una inusuale e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”.
Così, di punto in bianco, il procuratore non ha più potuto comunicare con i colleghi.
In questo modo è apparsa molto chiara a tutti che la situazione è estremamente grave e pericolosa.
L’Europa, non avendo alternative valide, è completamente succube dal punto di vista tecnologico e le Big Tech possono (o devono, come in questo caso) cambiare le regole in qualsiasi momento.
Il punto è che correre ai ripari non è semplice: sia perché uscire dalla “gabbia” creata dalle aziende, il cosiddetto “vendor lock in”, richiede tempo, formazione, strategia; sia perché esistono contratti in essere e la questione può diventare spinosa dal punto di vista giuridico. Ma anche perché – ed è una questione centrale – al momento le alternative, quando esistono, sono poco visibili.
“Il problema è sbarazzarsi del vendor lock in, che significa essere ostaggio dell’ecosistema del fornitore: oggi è difficile passare da un prodotto all’altro, tutto funziona bene e facilmente solo se si utilizzano servizi di una sola azienda. Lo si è visto chiaramente nel periodo pandemico, quando la gente cercava disperatamente servizi di videoconferenza e tendeva a scegliere quelli dell’azienda con cui già lavorava: oggi vale anche per l’intelligenza artificiale, che devi pagare anche se non ti interessa, non ne hai bisogno o semplicemente preferisci usare quella di un’altra società”.
Ma c’è qualcuno che, nonostante tutto, sta già lasciando le Big Tech?
Due città danesi (Copenhagen e Aarhus) starebbero abbandonando Microsoft per il timore di finire tra le braccia di un monopolista. Il parlamento olandese, dal canto proprio, nelle scorse settimane ha approvato alcune mozioni per spingere il governo a non fare più affidamento sulla tecnologia cloud statunitense.
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