“Non c’è buona innovazione senza sicurezza”- Assemblea ASSI 2024 –

Dopo un 2023 esplosivo per l’ingresso dell’intelligenza artificiale ad un sentito comune non solo per gli specialisti, ci siamo fatti la domanda: “cosa accadrà nel 2024?” 
Da qui il titolo della nostra assemblea ASSI 2024  “2023 le basi per un salto quantico, 2024 si prepara innovazione digitale esponenziale. Anche a Bologna!”.

In effetti i relatori che si sono succeduti sul palco ci hanno confermato l’impostazione, compresa la centralità della nostra città per le infrastrutture che sta mettendo in campo. 

 

 

Abbiamo iniziato con Roberto Baldoni, già direttore della ACN, (persona informata sui fatti) siamo entrati nell’ambito delle minacce di questa “innovazione digitale esponenziale”, ben sintetizzate sulla figura che segue:

Un peccato sintetizzare l’intervento di Baldoni, che comunque pubblicheremo per intero sul nostro canale youtube , ma l’occupazione del libero spazio cibernetico, in assenza di importanti forme di deterrenza, espone a gravi rischi il benessere di tutto l’occidente e produce armi importantissime nelle mani di nazioni ostili “autocratiche, dittatoriali o con democrazie fragili” che, al venir meno della PAX americana, cercano di occupare spazi prima impossibili,  spiando e poi agendo per trarre vantaggi geopolitici: stiamo parlando in particolare di Cina, Russia e India. 

Ma a noi informatici, che da sempre abbiamo creduto nelle “magnifiche sorti del futuro digitale” che porta ricchezza e libertà per tutti, cosa ce ne importa? Come siamo coinvolti?  Ci interessa perché, come spiega Baldoni, le nostre competenze sono quelle dei “soldati” in grado di “combattere” nello spazio cibernetico. Il fatto che non aumentiamo nelle quantità e qualità indispensabili a queste sfide è una pessima notizia.  La seconda pessima notizia per noi Europei è che, divisi come siamo, non abbiamo le dimensioni adeguate per competere in questo spazio, non abbiamo BIGTECH pubbliche o private, non mettiamo sufficienti risorse pubbliche (denaro, politiche, norme, persone) in grado di indirizzare risorse private a partecipare a questi investimenti. Il tema è EUROPEO, neanche la Germania da sola può competere in questo campo. Da queste scelte dipende buona parte del futuro dell’EUROPA, ma temo che non sarà argomento nelle prossime campagne elettorali per l’elezione del Parlamento Europeo.

Dopo l’intervento di Baldoni abbiamo chiesto a Marco Becca, Daniele Ottaviani di darci visione sugli investimenti nel Tecnopolo e in Cineca; investimenti che stanno portando la città di Bologna ad essere tra le prime realtà mondiali nel campo delle risorse di calcolo destinate all’analisi del clima, della medicina e di molti atri aspetti scientifici; all’uso di infrastrutture di eccellenza, di intelligenza artificiale specializzata e, perché no, del quantum computing. 

Interessantissimo l’approccio al “quantum computing” del Cineca, tecnologia di cui nulla sappiamo, ma che definendo una nuovissima frontiera dell’elaborazione dei dati in cui il sapere informatico precedente non serve, offre una importante opportunità per occupare posizioni per una nazione come la nostra che, avendo perso l’onda dell’informatica attuale, potrebbe rifarsi con la nuova nicchia dei “computer quantistici”.  Il Cineca ci prova attraverso la prossima installazione di un computer quantistico all’interno dell’ecosistema digitale di “Leonardo”.

Infine, la “lezione” di Luciano Bononi sulle differenze tra i computer tradizionali e quelli quantistici, non pretendevamo in 15 minuti di apprendere come funzionano i QC, ma Bononi e stato molto bravo a farci capire almeno perché potranno essere così importanti.

Un grazie particolare quindi a questo tris di relatori per questa finestra informativa che non si apprende facilmente dalla pubblicistica di settore, ma alla cui importanza non ci possiamo sottrarre. Un obiettivo del convegno pienamente raggiunto.  A seguire abbiamo cercato di rispondere alla domanda: le aziende stanno utilizzando l’intelligenza artificiale?  Per fare cosa? 

Con Claudio Marcheselli di Applied abbiamo visto il caso industriale di IMA in cui la “retroazione” delle macchine confezionatrici può correggere automaticamente il loro funzionamento in seguito a errori rilevati durante il lavoro, questo porta un incremento di produttività principalmente nell’evitare fermi macchina e nel contenere gli scarti.

Con Massimo Vapori e Mauro Lenzi di Present abbiamo visto anche applicazioni molto semplici come lettura automatica di email, piuttosto che chatbot molto efficaci nell’assistenza agli utenti, piuttosto che soluzione a problemi di ricerca operativa, tutte soluzioni in divenire destinate a dare disponibilità e produttività a servizi che legati alla disponibilità di persone competenti, oggi molto disponibili e produttivi non sono.

Ultima nota ce l’ha portata Carlo Odoardi che rispondendo alla domanda: “per mettere a terra tutta questa tecnologia ci servono ancora le persone? E se SI, che persone ci servono?”   Odoardi ha risposto che le persone sono indispensabili, ma devono essere inserite in un contesto organizzativo che generi le competenze e le attitudini necessarie affinché ciò avvenga.  Il professore ha quindi mostrato un metodo “Originale, Innovativo, Quantitativo” in grado di fare una analisi del contesto organizzativo e delle relazioni che in esso si formano; stabilire gli “antecedenti” e gli “inibitori” presenti nell’organizzazione e quindi quali azioni attuare affinché il contesto sia adeguato agli obiettivi.  I risultati mostrati hanno destato grande interesse. Un importante contributo al fatto che non si può prescindere dal “fattore umano”. 

A seguire una tavola rotonda, moderata da Jader Sabbi, che doveva servire ai relatori per rispondere a domande relative ai loro interventi. La discussione, molto interessante, è stata però monopolizzata dai temi geopolitici, tra cui quello del perché perdiamo i talenti (le risorse) migliori che dopo la laurea vanno a lavorare all’estero: “perché li paghiamo poco” è stata la risposta unisona.

 

Come ultimo, per alleggerire il convegno, un intervento “illusionistico” di Roberto Ferrari con lo scopo di darci consapevolezza di come i nostri cervelli siano facile bersaglio di BIAS cognitivi e come ciò che ci appare non sia la realtà, ma una nostra interpretazione, spesso erronea. 

Il riscontro dei numerosi presenti è stato molto positivo.

Come ASSI siamo molto soddisfatti di questo convegno che ha rispettato le attese: dare uno sguardo al futuro “digitale” che ci aspetta.  

Nei prossimi giorni ci impegneremo per rilanciare i contenuti di questo evento in maniera più approfondita rispetto a questo riassunto forzatamente stringato.

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